Un'Arte completa per la difesa personale ed il combattimento: tecniche di calcio, leve articolari, proiezioni, studio dei punti di pressione, armi bianche, forme classiche, allenamento fisico e mentale.

 

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Istruttore Mirko S. Laquidara

 

 

 

 

 

Hapkido

HapkiYuSul

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hapkido

L'Hap Ki Do è un'arte marziale coreana relativamente giovane.

 Nata con il nome attuale intorno agli anni '60,  combina abilmente gli stessi principi che si ritrovano nell’Aikido e nell'Aiki Ju-Jitsu con i calci del Tae kyon. La seconda generazione di Maestri inserì anche tecniche evolute dello Yudo (lo Judo coreano che comprende anche una sezione di lotta a terra discretamente impostata) ed alcune manovre di trapping simili agli stili cinesi come il Wing-Chun.

Di combinazione Nippo-Cinesi sono anche le armi, che accompagnano la pratica marziale per ottenere un'arte completa, versatile ed efficace, dalla difesa personale ai servizi di sicurezza e di polizia ai commandi militari.

Come per i fautori dell'MMA (Arti Marziali Miste), impegnati nello studio di più arti marziali per diventare dei combattenti completi e temibili, L'Hapkido rappresenta la prima arte mista moderna, creata appunto dall'unione di più arti specialistiche nei diversi settori del combattimento. Arte Marziale codificata, e quindi con una propria identità marziale.

Questo enorme bagaglio tecnico e culturale (oltre 10000 combinazioni), da un lato può spaventare per la sua immensità, dall'altro rappresenta un viaggio in un'enorme oceano attraverso le diverse componenti del combattimento riunite in un unico mare.

  Esistono diversi modi di tradurre in italiano questo nome e sicuramente, uno dei più chiari, espliciti ed accattivanti è: "Arte che coordina o armonizza energia e tecnica", oppure, più letteralmente: "Tecnica più energia uguale risultato".

 

Le abilità tattiche e pratiche principali sono la non resistenza alla forza, i movimenti circolari nelle parate e negli attacchi ed il principio dell’acqua , che richiede la penetrazione totale nella guardia avversaria.

Così come l’acqua che colpisce un sasso, gli gira intorno e la scava pian piano allo stesso tempo, così l’energia dell'aggressore viene deviata e restituita tramite un percorso circolare, mentre una pressione diretta lo squilibra.

Durante la difesa da un attacco, Il praticante di Hapkido esegue un blocco morbido, circolare, o devia il colpo, rispondendo in rapida successione con una serie di tecniche fluide atte a neutralizzare qualsiasi resistenza o contromisura. e che provoca il totale annichilamento dell’aggressore .

E’ un arte sottile che visto l'enorme bagaglio tecnico è impostata su un programma a ventaglio che permette la ripetizione delle sequenze difensive in contesti sempre più estremi e permettendo al praticante un continuo lavoro di perfezionamento. Questo metodo di crescita e studio conferma il vecchio adagio: “Si continua ad apprendere l’Hapkido per tutta la vita”.

Un altro vantaggio dell’arte e che , poiché la forza non è un elemento fondamentale, è eccellente anche per le donne e tutti coloro che vogliono apprendere l’autodifesa.

 L'Hapkido ha dimostrato negli anni la sua eccellenza nella difesa personale e per il combattimento realistico non solo civile ma anche militare e tra gli organi di polizia.

 l'arte copre tutti i settori del combattimento (a distanza, corpo a corpo, seduti, a terra), incorporando un incredibile arsenale tecnico a mani nude o con l'uso di svariate armi bianche.

Attualmente viene utilizzata dalla polizia coreana, e diversi reparti di sicurezza di tutto il mondo, comprese le guardie del corpo del Presidente degli Stati Uniti

Hapkido in Italia     

 

Sebbene L’Hapkido sia presente in Italia già da diversi anni, grazie alla presenza di alcuni insegnanti che ne hanno appreso i rudimenti da maestri coreani, bisognerà attendere il 3 ottobre del 2000 per veder nascere la prima, vera,

Federazione Italiana di Hapkido (F.I.HAP.).

Promotore di questa iniziativa è il Maestro Giampiero Leonardi che attualmente riveste il ruolo di Direttore Tecnico nazionale della F.I.HAP.: avviatosi al Judo nei primi anni 60 sotto la guida del maestro Vinicio Volpi, si è accostato al Taekwondo (ITF e successivamente WTF) nel 73 diventando allievo del rimpianto maestro Melchiorre Cavalli. Nel 1989, in Corea conosce l’Hapkido del maestro Song Je Song. Quella esperienza lo porterà l’anno seguente ad andare in California (America) dove entra a far parte della Intrnetional Dae-Myung Moo Do Federation, unica federazione riconosciuta dalla Corea del sud e associata al Kuki Won (ente per la divulgazione e controllo delle Arti coreane nel mondo), diretta dal maestro Jae Ho Park, 9° Dan, con cui inizia ad allenarsi continuativamente sino a conseguire il grado di 5° Dan nel 2003 e a ricevere , già dal ‘98, l’autorizzazione a diffondere, sviluppare ed organizzare l’arte marziale dell’Hapkido in tutto il territorio nazionale.

Nel maggio del 1998 arrivò nella palestra del mio Maestro di Tae kwon do, Fabio Curti, l’invito a far parte di un corso per diventare praticanti di Hapkido. Il corso era aperto a tutte le cinture nere/rosse di Tae kwon do desiderose di apprendere anche l’aspetto marziale delle arti coreane. Il corso, denominato “alfa” era diviso in dodici livelli con esame finale per il conseguimento della cintura nera.  Al corso era presente anche Andrea Vitali, mio amico e abilissimo atleta ed insegnante con il quale feci coppia fissa per i successivi quattro anni. Alle 120 ore di studio degli stage ne seguirono più del doppio nelle nostre palestre o nelle ville comunali per perfezionare e migliorare continuamente le tecniche apprese. Nel settembre del 1999 sostenemmo l’esame di cintura nera I Dan, piazzandoci come risultato finale tra i primi posti.

L'intesa tra me ed il mio amico-collega ci portò anche ad aprire un corso di difesa personale insieme ed a tenere diverse esibizioni spalleggiandoci l'un l'altro. Oltre all'aiuto di Andrea Vitali, ringrazio anche Andrea Bruni, anch'egli mio amico, ex praticante di full contact, Tae kwon do e Wing tsun, con il quale mi sono allenato spesso e volentieri, anche per provare le tecniche di Hapkido a confronto con stili diversi e per mantenermi sempre aperto all'apprendimento.

Il 18 febbraio del 2001 partecipiamo alla fiera di Roma nella prima esibizione della federazione italiana Hapkido con grande interesse e approvazione da parte del pubblico e delle riviste del settore, come Samurai e Zen progect.

Il nostro cammino era solo all’inizio, nello stesso anno iniziò lo studio per il secondo Dan (grado superiore), raggiungibile in due anni e dell’agognato esame per diventare allenatori. Dopo un altro anno di duro lavoro e continue visite nella palestra del maestro Leonardi, che non si stancava mai di rimostrarci le tecniche e di dedicarci il suo tempo, il 5/6/7 ottobre partecipammo al primo Meeting nazionale, che si tenne a Varallo Pombia, provincia di Novara, dove parteciparono anche altre palestre esperte in altri tipi di lotta ma desiderosi di entrare a far parte della federazione, e dove sostenemmo l’esame di allenatore.

L’esame durò due giorni, nei quali per periodi di una o due ore dovevamo insegnare ai nuovi allievi del corso "gamma" varie sezioni tecniche, al termine delle ore il maestro chiamava i nostri “studenti” e ne verificava quanto appreso in termini tecnici e dei principi basilari. Infine sostenemmo l’esame teorico per valutare la nostra presentazione in complessiva.

Il tempo di soli due anni per il grado di allenatore potrebbe sembrare poco, ma va ricordato che, come nere di Tae kwon do il nostro studio era rivolto quasi per intero alle tecniche di leva, proiezione e punti di pressione. Calci, pugni, posizioni e passi erano cose conosciute oramai da molti anni, e quindi andavano solo amalgamate e inserite in un contesto di lotta diverso.

Per permetterci un migliore apprendimento nel corpo a corpo il Maestro Leonardi ospitò nella sua palestra il Maestro Salustri, uno dei maggiori esponenti del Judo italiano, che per circa un anno ci allenò facendoci conoscere questa disciplina, sia nella sua odierna veste olimpica, sia nell’antica veste di arte dedita alla difesa personale, con tecniche di lotta a torso nudo o uso di colpi non permessi dai regolamenti sportivi, con un occhio di riguardo alle tecniche di soffocamento e di lotta a terra.

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Nove buone ragioni per praticare Hapkido


 1) Sei alla ricerca di un Ordine
 2) Sei una persona vitale e con una grande forza interiore,
 3) Condividi i principi di
Rispetto per te e chi e ciò che ti circonda, Umiltà nel voler apprendere nuove cose e Pazienza, perché conscio

     che ogni cosa ha bisogno del suo tempo e che va meritata attraverso il continuo impegno.
 4) Vuoi imparare tecniche di lotta e comportamentali che ti diano la sicurezza di poter difendere te o altri in caso di pericolo
 5) Vuoi migliorare la tua preparazione atletica e la coordinazione tra mente e corpo
 6) Sai che lottare, quando necessario, é insito in ogni essere vivente e perciò é una pratica che bisogna coltivare
 7) Hai bisogno di metterti alla prova e affrontare le difficoltà per poterti migliorare sotto ogni aspetto
 8) Vuoi imparare a controllare e a convivere con le tue paure e le tue emozioni
 9) Credi fortemente in te stesso/a!



Nove ragioni per NON praticare Hapkido


 1) Non sopporti le gerarchie e la meritocrazia e regole di comportamento
 2) Credi che le Arti Marziali siano semplicemente degli sport con nomi esotici
 3) Non ti interessa coltivare il lato spirituale ed educativo dell'Hapkido ma apprendere solo le tecniche
 4) Vuoi tutto e subito, senza curarti di meritarlo
 5) Sei una persona facilmente irascibile e vuoi imparare una tecnica che ti permetta di prevaricare il prossimo
 6) Sei alla ricerca di uno sport che ti permetta di fare un po' di movimento
 7) Pensi che una scazzottata possa risolvere ogni problema
 8) Vuoi praticare una disciplina che ti permetta di sfogare fisicamente la tua aggressività e le tue frustrazioni

 9) Sei insicuro, pauroso, non hai stima nè fiducia in te stesso, sei debole nel corpo e ancorpiù nello spirito, ma sempre pronto a lagnarti

     e cercare comprensione.

 

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I capisaldi dell'Hapkido

Come ogni società organizzata, anche all'interno delle palestre di arti marziali ci sono delle regole da rispettare. Esse sono essenziali per creare ordine ed impostare gli allievi al fine di avere un ambiente adatto e sereno dove potersi allenare al meglio delle proprie possibilità. Le regole servono anche a dare un'etichetta di comportamento e a responsabilizzare i praticanti.

E' importante che un'arte marziale trasmetta anche un significato ed un insegnamento che vada oltre la normale pratica del combattimento. Infine va ricordato che le regole sono importantissime quando ci si trova ad avere degli allievi giovanissimi e spesso irrequieti e disordinati. Mantenere un comportamento appropriato è senso di grande auto-controllo e padronanza della propria forza. I grandi Maestri spesso si riconoscono dalla serenità ed allo stesso tempo dall'autorità che sanno trasmettere in tutto ciò che fanno.

I tre capisaldi etici dell'Hap ki do sono:

 

Pazienza - E' necessari allenarsi con costanza e continuità per arrivare a padroneggiare correttamente le tecniche di combattimento, senza cercare scorciatoie.

Rispetto - Verso il Maestro ed i propri avversari, ma anche verso le persone, gli animali, le piante e le cose, al fine di vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda.

Umiltà - senza servilismo. Riconoscere i propri limiti e le proprie mancanze è il primo passo per migliorarsi e contribuire ad un futuro migliore

 

Il combattimento rappresenta il più alto livello di interazione che esiste. Non si tratta solo di eseguire delle tecniche per battere qualcuno, ma di dominare se stessi e la situazione che si affronta.

Nel combattimento e durante gli allenamenti, il praticante deve mostrare

Realisticità - Attacchi e difese devono essere il più vicino possibili alla realtà

Amorevolezza - Non bisogna provocare danni permanenti o incidenti ma controllare la situazione. E' importante imparare a praticare con RESPONSABILITA'

Comportamento in palestra

  1. Tener sempre presente che il Dojang è un luogo sacro "tempio-palestra" del corpo e dello spirito, per tanto al suo interno si esige assoluta correttezza, serietà morale e, soprattutto, umiltà.

  2. Rispettare e ubbidire sempre al maestro, agli istruttori e alle cinture di grado superiore, sempre mantenendo relazioni amichevoli con i pari grado e i principianti.

  3. Mantenersi silenziosi nel Dojang; se necessario parlare a bassa voce. Bisogna sempre mantenere un comportamento corretto e non permettersi mai posizioni e atteggiamenti scomposti anche se si è affaticati.

  4. Curare la pulizia del corpo e della propria tenuta. Soprattutto per i bambini è importante far capire loro che le unghie vanno tenute corte e bisogna sempre essere puliti. Negli spogliatoi non si entra mai accompagnati dai genitori o parenti, nel caso, la cintura con il grado più alto, o chi designato dal maestro controlla che i bambini non dimentichino niente ed imparino ad indossare la divisa nel modo corretto. Durante l'allenamento, catenine, anelli, orecchini e quanto altro possa procurare incidenti a se stessi e agli altri va tolto. Utilizzare calzature appropriate all'attività se richieste.

  5. E' proibito allenarsi senza dobok (divisa), dal momento in cui si è avuto il permesso ad indossarlo.

  6. Rispettare la puntualità e l'assiduità ai corsi. Quando non è possibile allenarsi, frequentare egualmente il dojang, osservare con attenzione quanto avviene sul tatami e seguire le spiegazioni per trarne proficuo insegnamento.

  7. Nel dojang, anche prima di indossare il dobok, ci si astiene dal fumare, dal bere sostanze alcoliche e se possibile dal mangiare cibi pesanti per l'allenamento.

  8. Se possibile aiutare il maestro durante l'insegnamento con le cinture inferiori.

  9. Nella vita civile bisogna essere esempio di correttezza e serietà morale. Gli allievi non devono screditare il nome della scuola, ne parlare male di altre.

  10. Tenere sempre presente che il Maestro non è tenuto a seguire costantemente i suoi allievi; egli rappresenta solo una guida. L'allievo diligente e volenteroso si preoccupa di allenarsi anche da solo e di chiedere l'intervento dell'insegnante per correggere eventuali errori. E' inoltre importante che sia l'allievo a cercare il Maestro per essere sempre aggiornato sugli avvenimenti riguardanti la palestra.

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Hapki Yu Sul

 

Nel 1912, il giovanissimo Choi Yong Sul venne rapito e deportato nella terra del Sol Levante...

...dopo varie disavventure entrerà a far parte della famiglia del Gran Maestro Sokaku Takeda, illustre rappresentante dell'Aiki Ju-Jitsu Daito Ryu.

Il Daito-Ryu Aikijujitsu rappresenta uno dei più antichi ed efficaci sistemi con tecniche a mani nude della storia giapponese e fu uno dei metodi che più influenzarono anche Ueshiba Morihei, il fondatore dell’Aikido.

 Il GM Takeda, non solo crescerà il giovane coreano, ma gli aprirà le porte allo studio delle Arti Marziali, insegnandogli sia l'arte dell'Aiki Ju-Jitsu, che tutte le altre tecniche di combattimento che conosceva...

...tornato in Corea intorno agli anni '50, il Maestro Choi metterà a punto un proprio metodo di allenamento e di divulgazione di quanto appreso in Giappone, creando un sistema completo per la difesa personale.

Dalla ginnastica ai colpi di percussione, dalle leve articolari allo sviluppo dell'energia interna...

In una parola

HapkiYuSul

 

                                                    

     FEDERAZIONE   ITALIANA                            ASSOCIAZIONE   INTERNAZIONALE

        HAPKIDO                                                      CULTURA  E  SPORT

 

L'istruttore Mirko Salvatore Laquidara per la F.I.HAP. ed il Maestro Andrea Vitali per la T.B.W. sono stati i primi italiani ad andare in Corea per apprendere l'arte marziale dell'HapkiYuSul direttamente dal discepolo del GM Choi.

 Dopo due anni di continua pratica, incontri con i responsabili europei e con il GM Dojunim Kim Yung San (attuale successore di Choi) e queste due associazioni ed i loro Maestri, sono gli unici rappresentanti e responsabili in Italia per la divulgazione di questa straordinaria arte marziale.

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